SEGRETI

 

  All’interno del muro di cinta di un piccolo cimitero di campagna che nessuno potrà mai raggiungere c’è una porticina giallorosa.

Rispetto allo stato di estrema fatiscenza in cui versa il cimitero, questa porticina è davvero simpatica, e ricorda certi leziosi ingressi nei tronchi dei mandorli, dimore di gnomi.

Varcato l’uscio ci si ritrova in un vasto spazio rettangolare chiuso, della cui presenza non è possibile capacitarsi da fuori il cimitero. Si tratta di un cortile come quello di vecchie cascine rurali, su tre fianchi percorso da un porticato. In alto, i soliti granai.

Nel terreno, tra un pilastro e l’altro del lato coincidente col muro cimiteriale sono conficcati quattro massicci piedistalli in granito. Da ciascun piedistallo si leva un tondino d’acciaio e sul tondino traballa dolcemente un’enorme testa di topo.

Quattro teste di topo grandi come una poltrona, completamente spelate, ondeggiano ondeggiano, però come al rallenty, o come se il tempo colasse via piano.

Questi orribili oscillanti trofei non emettono un suono, ma si contorcono e spiano intorno agghiacciati, con i microscopici occhi rossi sgranati a individuare un’incerta salvezza, può darsi la morte.

E così da sempre, in atroce sospensione, se ne stanno le colossali teste.