Specchio
specchietto retrovisore, quante fanciulle imprigionate in te, quanti incidenti
stradali.
Il
guanto di lucida pelle nera mi scampanava davanti, e dentro il guanto l’irsuta
manona del vigile imbestialito che m’invitava di corsa a scendere dalla
macchina. Avevo steso un ciclista della domenica. Era lì sull’asfalto che
grugniva maledendomi, col ginocchio un pochino scardinato. Anche i passanti che
transitavano di lì si fermavano per offrirmi qualche insulto. Eppure non
sentivo di avere alcuna responsabilità di quel casino, insomma,
impreviste fantasmagorie, mi schermivo, e lei vigile, guardi un po’ anche lei
se ho delle colpe, guardi, guardi nello specchietto, lì lì nel mio
retrovisore, ma no non la prendo per il culo, guardi se dico palle salga su,
ecco dài, no signori assolutamente non sono bruciato, salite anche voi con il
vigile guardate guardate bene nello specchietto, ma sì c’entra anche lei
signore non si preoccupi vada a vedere se ho voglia di scherzare lo vede bene
anche il vigile appiccicato allo specchietto, andate andate, come dice anche lei
vuol salire ma prego non me lo chieda neppure no non si paga si figuri vada
pure, oh beh magari c’è d’aspettare un momentino ma vedrà che qualcuno
scende prima o poi, sicuramente...
Andandomene
feci un buffetto al ciclista sbucciato che seguitava nei cari improperi, mentre
in lontananza si udiva la sirena dei pompieri che qualcuno del paese molto
opportunamente aveva chiamato.