Intorno
a Montefelcino sono dislocati numerosi paesucoli, ma micro micro, due tre case e
il loro podere. Altrettante son le strade che si snodano trai paesucoli. Il
resto è oro, girasoli frumento ginestre, oro e nuvole pastose.
BRREEE...CLANC...BRIII-BREEE...e
questo è il ruggito del moto B di mio nonno, che instabile come non mai rolla
di qua rolla di là sferraglia in giù scarretta in su, mi scarrozza per erte e
declivi, e sui cocuzzoli dei colli...CLONC!
Io
lo tiro a più non posso il moto B di mio nonno...BREEE...per sentirmi aderire
contro tutto quello che vedo, che mi saetta lungo i margini. Sarò così,
incartato in una pellicola quando me ne andrò, un lievissimo involucro di
memoria, impermeabile specialmente.
Oro
e nuvole come cumuli di bambagia incastrano l'unico cimitero di queste parti. Un
solo cimitero per tanti paesini, ma proprio micro, due tre case e l'orticello.
Si
trova in altura il cimitero, sorge su una montagnetta affollata di rovi e
cipressi.
In
fondo al cimitero biancheggia una cappella familiare con davanti una teca di
vetro. Attraverso la teca si vedono i loculi. Trai loculi e la teca, uno spazio
davvero minuto, passeggia una ragazza, la ragazza morta nel settantatre, come
indica l'iscrizione su una lapide.
Gli
altri loculi sono disoccupati, non essendo altra lapide epigrafata. Dunque
l'ufficio originario della cappella, di ricetto familiare, non è mai stato
assolto. Verosimilmente i parenti della ragazza morta nel settantatre sono
emigrati altrove, e la ragazza morta nel settantatre è rimasta sola, forse
dimenticata, e il suo tempo lo trascorre girellando girellando, in uno spazio
davvero misero trai loculi e la teca di vetro, e intorno la cappella familiare
biancheggia, in un angolo del cimitero. L'unico di tutti i paesi disseminati
intorno a Montefelcino.