Aldo
ha sempre l’aria distesa di signore che si è fabbricato la propria cittadina
con i pezzi buoni della realtà, di solito i ricordi. In mezzo al suo faccione
troneggia il naso carnoso e vibrante, che si allarga buffamente quando sorride,
ed è quindi molto gratificante lusingarlo.
Egli
sa bene quanto mi diverta ciò che scrive, e s’impaccia un pochino quando gli
ricordo che le sue parole sono per me come le geometrie autunnali e vaporose di
Lorenzo Lotto.
Lo
confonde il paragone, e allora riesumo il nome di un pittore minore, il
bergamasco Andrea Previtali. Le poesie di Aldo possiedono la stessa burla
cromatica presente nella tavolozza di Andrea, bislacca e confortante insieme.
Leggeri i contorni e dentro densissimo, come bolle piene di liquore.
Aldo
non conosce questo pittore, ma il confronto adesso gli pare più equilibrato. Si
congratula compiaciuto e il nasone che tintinnava si blocca nella tensione
muscolare del sorriso.
In
cuor mio penso proprio che Lorenzo Lotto sarebbe galvanizzato nel trovare la
sua, accostata all’opera di Aldo Palazzeschi.
La
Quadreria Cesarini è una casa-pinacoteca, lascito del sig.Giuseppe Cesarini al
comune di Fossombrone. Purtroppo il sig. comune se ne infischia bellamente della
Quadreria, e non impiega il becco di un quattrino per la sua conservazione, a
cui tenta di provvedere con gran difficoltà una squadretta di sfiduciati
volontari.
Questa
situazione infastidisce notevolmente Aldo, che a stare davanti alla Quadreria,
s’affligge. Lo prendo allora sottobraccio, e allegri e un po’ tristi ci
avviamo verso il corso di Fossombrone, a passeggiare sotto i portici. Col suo
vocione da tenore in pensione, fiorentino per di più, Aldo canticchia e
racconta un sacco di cose, e riserva alla memoria del suo gatto i pensieri più
commossi e funambolici, tanto che ne perdo capo e coda. Figuriamoci che il gatto
ne ha 9 di code.
E
così, avvinghiati nelle chiacchierose code gattesche, guizzanti e imprendibili,
Aldo ed io barcolliamo di buonumore fino all’ingresso dell’Interbar.
L’Interbar
è uno dei miei caffè preferiti, lungo stretto e foderato di legno scuro e
caldissimo. In fondo si allarga in un cantoncino circolare, dove si può
affondare dentro certe poltronette beige.
Il
bar è incorniciato per intero da mensole ripiani e vetrine da cui fa capolino
un paesaggio favoloso di polvere e dolciumi, scatoline liberty, leziose e
preziose bomboniere, giocattoli d’altri tempi, e invenduta, ordinaria
chincaglieria. Una fiaba che marcisce.
Dentro
questa fiaba suole fare uno spuntino il nostro amico Tullio.
Lo
avvistiamo diritto e dottorale contro il bancone dell’Interbar che fuma una
sigaretta. Tullio è difficilissimo che paghi da bere, in compenso gli ho
scroccato innumerevoli sigarette al mentolo che Aldo tenta di ridicolizzare con
le sue Stop senza filtro.
Quando
andiamo a spasso tutti e tre, spesso e volentieri Tullio si mette a celebrare
con importanza certe illustrazioni che aveva realizzato per una campagna
promozionale della Regione Marche.
Con
gesti larghi e voluttuosi delle braccia campisce l’intorno che ci si para, i
colli gli ulivi, la Cittadella, e incalza sommesso: ”ecco, a me è toccato di
tradurre coi pennelli quest’ineffabile realtà”. In particolare Tullio si
vanta della trovatina iconografica –effettivamente riuscita- di certe casette
sospese a mezz’aria, un po’ inclinate che proiettano l’ombrettina al
suolo.
Un
giorno ho portato Tullio a S.Piero in Tambis, proprio sopra Fossombrone, e da lì
gli ho indicato un pendio con delle abitazioni realmente staccate da terra,
quaranta, cinquanta centimetri.
Tullio
è arrossito e mi ha dato dello stronzo. Però io e Aldo abbiamo solennemente
giurato di non rivelare mai e poi mai questo suo piccolo plagio.