ERMINIA

 

  Era proprio grossa, Erminia. Io, una donna così enorme non l'avevo proprio mai incontrata, figurarsi, con la mano arrivava ai comignoli e fra le dita porporine e grassocce spiaccicava i rondoni rintanati sotto le grondaie. Ridacchiando un po' timidamente me ne tendeva le carcasse ancora palpitanti.

 

Dopo la mezzanotte Erminia strisciava in fondo alla città, tutta sola, e tutta sferica gigantesca. Immane mappamondo di carne, Erminia andava a frignare, inconsolabilmente afflitta dalla sua ciccioneria, e c'aveva un modo di piangere, un modo tondo e debordante che sferzava incurvando gli abitati della città, POM POTOPOM POM POM.