ELISETTA

 

  Mai avrei creduto di poterla vedere sgambettare dentro i suoi scarpotti bruni, CIC CIOC tra le viuzze, con la tracolla finalmente a ciondoloni sul ginocchio...strano insomma, lei che si è sempre spostata ballonzolando a mezz’aria nella sua locomotiva di gommapiuma, CIOF CIOF, o sui trampoli solari di Archimede, sovente sonnecchiando a cavallo di un’upupa veneziana...strano davvero vederla camminare..

Effettivamente l’ho trovata un po’ ingoffita, e ansimante, un dispendio certo inedito per lei. Poi m’ha spiegato come stavano realmente le cose, locomotiva dal carrozziere, i trampoli soffiati da un Bassotto e l’upupa in ferie a Murano; insomma, s’è dovuta ridurre al podismo come tutti i comuni mortali ( anch’io tra l’altro, ultimamente viaggio a piedi e lascio il mammut pascolare liberamente nei posaceneri di casa ). Comunque. Quando mi s’è fermata innanzi è rifiorita in tutta la sua grazia decadente, affranta e leggiadra al contempo, di antica stampa umbro-mesopotamica ( ? ). Per la prima volta ho avuto l’occasione di rimirarla in piena comodità e piuttosto audacemente, c’avevo l’occasione insomma e mi son detto che si fa ? E prendiamola st’occasione, e così me la sono rimirata. Non l’occasione.

 

Elisetta è una specie di miniatura d’argilla, molto fragile e sempre in balìa di celesti capricci. Ondeggia, e i suoi occhi con lei. Gli occhi di Elisetta sono occhioni inquieti dall’iridi secolari, screziate di ricordi ruvidi e terrosi. Insondabili reminiscenze...Anche la bocca, dalle labbra carnose e regolari, rossissime, conserva qualcosa di opaco e doloroso, e niente che abbia a che fare col Novecento.

La crocchia raccolta sulla nuca tradisce in verità la nuvolosità silvestre del suo chiomone, capelli che s’attorcono gelosi, e gelosamente anelano al districo. Le mani poi, sono languide e assonnate, piccole, e non s’incontrano mai. Volevo accarezzarle, le mani di Elisetta, ma temevo che si svegliassero.

A dire il vero neanch’io ero più tanto sveglio, lei mi parlava, parlava, e il mio pensiero correva dietro i Bassotti di tutto il mondo, sferragliava con i trenini di gommapiuma, cercava disperatamente un’upupa che non fosse veneziana, un’upupa biposto con un posto a fianco di Elisetta.