Fino a qualche tempo fa non sopportavo Bukowski.

E il guaio è che lui non c'entrava un bel nulla.

Lo relegavo a quei fenomeni di tendenza tipicamente giovanili, e la diffusa superficialità

con cui vengono indossati i panni ideologici di un personaggio dedito agli eccessi,

è irrimediabilmente legata a un passaggio di grande rivoluzione interiore, l'adolescenza.

 

Per me Bukowski è l'allegria scoppiettante della desolazione,

e la sua scrittura odora di vita, di sesso e di sporcizia, di alcool, di tabacco e di carta da pacco.

E di compiaciuta rassegnazione.

E' una scrittura che si tocca, ed è bellissima.

Le sue parole van giù come birra e corrono libere in un piazzale senza fine.

Tremo all'idea che un giorno arriverò a leggere un'ultima parola di Bukowski.